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Chi è il giovane ingegnere italiano che ha conquistato Stanford con un’app basata sull’AI

L’11 aprile del 1976, due ragazzi piuttosto impacciati presentarono all’Homebrew Club, a Stanford, quello che poi sarebbe diventato il primo Apple. Da quello che si vede nei film, la presentazione non fu un gran successo e solo un rivenditore al dettaglio di elettronica per hobbisti si interessò alla cosa diventando di fatto il primo cliente della Apple Computers ancora in embrione.

50 anni dopo 2 ragazzi, ingegneri informatici appena laureati, presentano fiduciosi la loro invenzione alla annuale Stanford Software Fair. Non è solo una vetrina per i giovani ingegneri, ma una vera gara per individuare nei vari settori l’intuizione vincente.

Sono divisi in vari reparti e i nostri presentano la loro creatura nell’area dedicata all’Ai, di sicuro la sezione più attenzionata del momento. Il giudice è un ingegnere, Alan Iwashita di Nvidia, la compagnia con uno dei tassi di crescita e dimensioni assolute più grande della storia.

L’app che analizza le conversazioni con l’AI

La loro applicazione, presto nell’Apple Store, si chiama Retrospect. E’ un’app Ios, che analizza le conversazioni sms o whatsapp, quelle per intendersi che partono leggere e poi finiscono in rissa verbale e tramite algoritmi di intelligenza artificiale proprietari e poi suggerisce agli utenti un modo più “umano” per comunicare.

Si avete capito bene, un’intelligenza sintetica che ci riporta ai nostri meccanismi mentali più ancestrali ed evita indesiderati scivoloni linguistici che più di una volta, rovinano relazioni di vecchia data. Dunque un’applicazione per fidanzatini o per mamme stressate dalla chat di classe?

No, l’ambizione è molto più alta e rivolta agli ambienti di lavoro, dove spesso le scorciatoie digitali ci portano a situazioni imbarazzanti, facendo scorrere a fiumi il cortisolo del malessere relazionale. Naturalmente Jasmine Bilir e Jacopo Mascitelli, i due founder, vincono alla grande e possono tornare con in testa il cappellino Nvidia, il più ambito da ogni Nerd, nei quattro angoli del mondo.

Si avete capito bene, uno dei due “geni” ha un cognome italiano e non è nipote di qualche antico migrante del secolo scorso, ovvero lo è ma il suo trisavolo ebbe la cattiva idea di rientrare per un viaggio di piacere in Italia poco prima della Grande Guerra e non fece mai ritorno negli Usa.

Da Tokyo 2019 a Stanford: la storia di Jacopo Mascitelli

La storia di Jacopo, benché giovanissimo, merita di essere raccontata. Fin da bambino parla inglese meglio che italiano ma al momento di scegliere le superiori opta per il liceo classico. Grande amore per la scienza ma grande rispetto per i classici, per la cultura italiana.

E’ un ragazzino altissimo, allampanato in grande difficoltà con gli sport da cortile che incontra per caso il canottaggio. Una scuola di vita. Passo dopo passo il suo fisico comincia a rispondere, ma il prezzo per un ragazzo degli anni 2000 è fuori dal tempo.

Allenamenti estenuanti, mani che sanguinano e zero tempo libero. Lo nota Abbagnale, il Presidente della Nazionale Azzurra, che vede in quel ragazzo tanto coraggio e una discreta tecnica e lo chiama in nazionale. Un sogno che si corona a Tokyo 2019, mondiali juniores e finale mitica dove cedono solo alla fine al super equipaggio tedesco ma sono vicecampioni del mondo.

C’è poco tempo per gioire perché passata la maturità, c’è da scegliere l’università. In Italia supera i test per Bocconi e Politecnico, poi da solo parte per un tour negli Usa dove ha applicato ad Harvard, a Stanford e anche alla Pen. Supera la prova in tutti e 3 gli atenei e la più aggressiva è Harvard che lo annovera già fra i suoi iscritti.

La retta è improponibile per una famiglia italiana, ma le borse di studio sono riservate alle minoranze etniche e ai casi di disagio estremo. Niente da fare. La soluzione viene da quei calli sulle mani: la squadra di canottaggio dei Cardinal , finanziata da ex alunni di Stanford, offre un generoso ingaggio.

Non basta per coprire i costi ma sarà un grande aiuto. Però bisogna lasciare la nazionale. Niente più 4 di coppia, solo barche lunghe, con 8 persone di equipaggio e il timoniere. Niente nazionale, niente olimpiadi. Prima di partire, bloccato per qualche mese dal covid, Jacopo riesce a dare un contributo fondamentale per la nascita della start up innovativa Home Setv, di cui ancora oggi è un membro del board e responsabile dello sviluppo software.

Un grande futuro davanti

Dirige, infatti, lo staff internazionale che fra qualche settimana rilascerà la nuova rivoluzionaria piattaforma proprietaria. A Stanford non si scherza. Solo il 4% delle domande è accettato. La competizione con i migliori cervelli di tutto il mondo è serrata e gli esami non possono mai aspettare.

Non gli interessa nulla se ti mantieni remando e alle 6 del mattino sei già in acqua. Stanford ha delle camere molto spartane, anche se è frequentato dai figli e figlie di papà di ogni dove ma per il resto è un campus meraviglioso. Ma chi l’ha visto? Non c’è sabato, non c’è domenica. Non c’è spazio per feste e festini.

Devi essere lucido per gli esami e devi essere forte per conservare il tuo posto in squadra. Ecco come si può a 22 anni diventare cofounder di una società straordinaria, aver già lavorato per una grande multinazionale della consulenza, avere conseguito una laurea in ingegneria informatica con specializzazione in Ai.

E ora ad aver vinto insieme a Jasmine la Stanford Software Fair. Naturalmente sono stati già ingaggiati, lei sarà ingegnere in Microsoft e lui analista in una grande azienda specializzata in investimenti in infrastrutture pubbliche, segno che gli esperti in Ai, ormai servono dappertutto. Nella speranza che a Roma qualcuno si preoccupi di agire per creare le condizioni di far rientrare questi ragazzi in Italia.

L’articolo Chi è il giovane ingegnere italiano che ha conquistato Stanford con un’app basata sull’AI è tratto da Forbes Italia.

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