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Dall’armadio della nonna ai grandi mercati internazionali. Il brand di questa stilista under 30 rende omaggio alle radici partenopee

Classe 1995, Rosa Aquino ha sempre avuto la moda nel sangue: il nome che ha scelto per il suo brand The Archivia, ad esempio, ricorda i momenti della sua infanzia quando attingeva agli abiti della nonna. “Con il passare del tempo, quell’armadio si è rivelato il mio ‘archivio’ del cuore”, racconta.
Rosa Aquino
Si trasferisce a Milano nel 2014 per frequentare l’Istituto Marangoni e diplomarsi in fashion styling. Nel 2018 vive due mesi a Los Angeles per frequentare la Kaplan International English School e rientrata in Italia iniziano i primi stage nel mondo della moda: Hugo Boss, Tommy Hilfiger e infine Valentino, dove rimane fino al pre-covid.
The Archivia nasce a settembre 2021. L’online è il suo principale canale di vendita e attualmente il mercato nazionale rappresenta circa l’80% del fatturato. Francia, Regno Unito e Svizzera sono poi i tre mercati principali all’estero.

Come ti è venuta l’idea di fondare il brand?

The Archivia prende forma in un momento in cui avevamo tutti tanto tempo da dedicare a noi stessi. Era il settembre del 2021, durante il lockdown. Per me questo periodo è stato fondamentale perché mi ha permesso di fare un punto sulla mia vita. Mi sono fermata e mi sono ricordata di quali fossero i mei sogni. Ora faccio quasi fatica a ricordare come fosse la mia vita prima.

Quali sono stati gli step iniziali? 

La difficoltà all’inizio è stata trovare qualcuno che ascoltasse le mie idee e che decidesse di osare con me, soprattutto per quanto riguardava la produzione dei miei capi e il recupero dei materiali. Non è un mondo semplice quello della moda, soprattutto se sei donna e se sei giovane.

C’è voluto circa un anno per trovare la giusta squadra. Un anno fatto di errori, piccole delusioni e ripartenze, che mi hanno comunque aiutato a essere più forte, più concentrata.

Quali sono le tue ispirazioni quando crei? Come descriveresti la donna che compra il tuo brand?

Prendo ispirazione da tutto, sempre. Non solo da ciò che vedo, ma anche e soprattutto da ciò che sento a livello emotivo. Spesso mi ritrovo a lavorare all’inverso, partendo da un forte concetto e declinandone poi la mia visione stilistica.

La ‘mia’ donna ha una grande forza d’animo e ha saputo farsi spazio nel mondo: il tailleur simboleggia questo per me, coraggio e femminilità.

Quali sono gli elementi chiave che identificano il marchio?

The Archivia è la declinazione totalizzante della mia persona, le collezioni raccontano il mio singolare punto di vista. Non farsi influenzare da fattori esterni né dalle tendenze momentanee ritengo sia uno dei nostri punti di forza.

L’artigianalità campana poi è sicuramente i tra i valori focus del brand. Credo fortemente nelle potenzialità del nostro territorio in termini manifatturieri e tessili, ed è importante per me sottolineare quanto questo aspetto sia parte identificativa del progetto.

Hai lavorato per diversi brand. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze? 

Ognuna di queste esperienze mi ha sicuramente formata e aiutato a crescere, ma ognuna di esse mi ha anche ricordato cosa non avrei voluto ripetere nella mia vita.  Quando hai un animo creativo la routine, se pure vissuta in grandi aziende, rischia di farti implodere.

Penso di aver affrontato qualsiasi esperienza formativa al massimo delle mie personali potenzialità con tanta passione e tanti momenti duri ma ringrazio di aver avuto questi anni di gavetta perché mi hanno aiutata a crescere sia personalmente sia professionalmente.

L’insegnamento più importante che ho avuto in questi anni è che l’azienda la fanno le persone. Per questo motivo il mio team è per me la mia squadra, il mio supporto, la mia famiglia. La sinergia tra noi è matrice del nostro lavoro.

The Archivia

The Archivia

The Archivia

The Archivia

L’online è il principale canale di vendita. Pensi di sviluppare anche il retail fisico o pop-up nel medio termine?

L’attuale struttura penso sia funzionale per il brand, l’online ha una potenzialità incredibile, la limitata distribuzione ci permette di gestire e avere il controllo interno del posizionamento dei capi. Non penso di voler industrializzare questo processo: il valore di The Archivia è l’artigianalità ed espandere la distribuzione potrebbe allontanarci dall’attenzione che oggi riusciamo a dedicare a ogni singolo capo.

Siamo in fase di valutazione per un secondo pop-up store. La prima esperienza è stata a Milano in Brera, e la risposta è stata meravigliosa. Il prossimo pop-up sarà probabilmente nel territorio francese.

“Anema”

“Anema”

“Anema”

Quali collaborazioni creative ti piacerebbe avviare?

Mi affascina il contrasto, in termini di stile, di idee e prospettive. Mi entusiasta sempre il pensiero di nuove sinergie, soprattutto verso realtà che non appartengono al fashion system. Probabilmente perché credo che la fusione di diverse visioni e creatività possa elevare l’espressione delle collezioni oltre la mia immaginazione. La prima collaborazione portata a termine è stata con VMaison Boutique Hotel di Milano, in occasione della scorsa Design Week.

Progetti futuri?

La chiave per il 2025 è quella di continuare a integrare il nostro mercato di approvvigionamento selezionando fornitori che condividono la nostra idea di azienda e di materiali nel rispetto degli obiettivi predisposti nell’agenda 2030, e quindi verso un cammino esg.

La volontà di integrare il più possibile l’idea di azienda a quella di sostenibilità in termini di un compliance rivolta a materiali pregiati ed ecosostenibili, migliorandone la percezione e allargando la nostra partnership a fornitori che sposano l’idea di sostenibilità. Attenzione particolare al mercato europeo, strutturando progetti che ci permetteranno di essere presenti anche su questi territori, continuando a lavorare verso il consolidamento del nostro mercato di riferimento.

Il mio ultimo progetto invece ha per me un forte valore emozionale. La capsule estiva è una dedica al territorio campano, il mio punto di partenza. E’ stata celebrata il 28 giugno scorso, su un veliero con i Faraglioni di Capri a fare da proscenio. È un momento di transizione importante per il nostro brand, inizio ad avvertire la necessità di raccontare tanta “ANEMA” oltre che bellezza.

L’articolo Dall’armadio della nonna ai grandi mercati internazionali. Il brand di questa stilista under 30 rende omaggio alle radici partenopee è tratto da Forbes Italia.

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