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La festa è finita: non è il titolo di un film, ma il partitino che in Spagna elegge 3 eurodeputati. Di destra, populista, un po’ complottista

Senza finanziamenti, ignorato da partiti e media, nessun programma elettorale messo per iscritto, parole d’ordine iperliberiste, anticorruzione, una spruzzata di complottismo. Mentre il partito socialista del premier Pedro Sànchez è stato superato di poco dalla principale forza d’opposizione del partito popolare (che ha conquistato due seggi in più) la vera rivelazione delle elezioni europee in Spagna è l’exploit di Se acabò la fiesta, che significa La festa è finita e che non è il titolo di un romanzo o di un film, bensì il nome di un movimento che è riuscito ad eleggere 3 eurodeputati grazie al 4,5 per cento e a 800mila voti effettivi. Il leader si chiama Luis Alvise Pérez, ha 34 anni, è di Siviglia – una delle capitali storiche della sinistra spagnola – e di mestiere fa quello che si può chiamare influencer, instagramer, tuitero, come dicono nel Paese iberico. Ha acquisito notorietà per la sua particolare capacità di condividere bufale e per questo è stato pure sospeso sine die da X. Per lo stesso motivo ha collezionato una serie di querele da parte di politici e giornalisti, Sànchez compreso. Il passato politico di Pèrez è stato dentro Ciudadanos, forza politica anticasta liberale e moderata che ora si trova un po’ male in arnese per non dire in coma vigile. Il presente è questo movimento fondato dal nulla, populista e a volte un po’ complottista, il cui simbolo è uno scoiattolo con la maschera di Anonymous. Ardillas, scoiattoli, è il modo in cui Pèrez chiama collaboratori e follower.

La festa è finita, sì, ma per chi? La linea politica è più o meno questa: “distruggere la partitocrazia” e, sulle orme del presidente argentino Javier Milei, “mettere a sorteggio” gli stipendi degli eurodeputati, oltre a “deportare in massa gli immigrati illegali” o “aprire un carcere per mafiosi, clandestini e politici corrotti“, che a dire il vero – in caso di condanna – un posto in carcere già lo trovano regolarmente. La metamorfosi di Pèrez è avvenuta nel giro di una decina d’anni: prima era pro Europa, ora anti; prima era liberale ora è conservatore. Ha trascinato una parte dei suoi 2 milioni di followers-scoiattoli a votarlo. “La Spagna è diventata la fiesta dei criminali, dei corrotti, dei mercenari pedofili e stupratori”, ha detto. Per poi confermare che i tre eurodeputati di Salf “doneranno il 100% del loro stipendio pubblico“, mettendolo a sorteggio tra i followers. “Non siamo parassiti, abbiamo un lavoro ed entrate” ha ripetuto, per poi concludere con il suo tipico A por ellos!, “diamogli addosso”.

L’altra conseguenza del voto in Spagna è che Yolanda Diaz, vicepremier e ministra al Lavoro, partner più leale del premier Sànchez, si è dimessa da coordinatrice di Sumar, l’alleanza di sinistra protagonista di un risultato notevole alle elezioni politiche spagnole del 2023. Subito dopo l’insediamento del governo Sànchez, Sumar aveva subito la scissione di Podemos e ora ha racimolato un modesto 4,65 alle Europee. “E’ necessario fare un passo di lato per farne uno in avanti nella politica che interessa la gente – ha detto Diaz, autrice delle riforme sul lavoro in Spagna – quella che serve alla gente lavoratrice di questo paese che fa enormi sforzi ogni giorno e merita che stiamo alla loro altezza”. “La cittadinanza ha parlato e io ho deciso di farmene carico” ha aggiunto la ministra. Le sue dimissioni, appena due mesi e mezzo dopo aver assunto formalmente l’incarico di coordinatrice dopo la prima assemblea, lasciano senza guida il progetto di confederazione della sinistra che dal primo momento è stato collegato alla sua persona. E fra le forti critiche di Izquierda Unida e di Màs Madrid per le decisioni prese in campagna elettorale e per discrepanze organizzative e sul modello decisionale.

Sumar ha ottenuto ieri nelle urne 3 seggi, un risultato molto al di sotto delle aspettative. E solo uno scranno in più di Podemos, in crisi già da qualche anno. In Sumar molti dei militanti segnalano che, a differenza del ruolo svolto da vicepremier per il Lavoro, la leadership della Diaz non è riuscita a far decollare la piattaforma, dopo i deludenti risultati alle elezioni in Galizia – dove Sumar, nella regione che ha visto nascere la Diaz, è rimasto fuori dall’assemblea regionale – nel Paese Basco, in Catalogna e, per ultimo, alle Europee. Dopo il responso delle urne, in pratica tutte le componenti della confederazione avevano invocato una “riflessione” per rafforzare il progetto politico. E lo stesso portavoce, Ernest Urtasun, ha riconosciuto che i risultati non rispondevano alle aspettative, indipendentemente dalle elezioni europee. Resta da vedere come sarà gestito senza la leader, Sumar, che attualmente è solo Movimento Sumar, una formazione fatta di quadri fuoriusciti da altre formazioni di sinistra e persone indipendenti vicine alla stessa Diaz.

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